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Impronta di carbonio vs carbonio equivalente (CO₂e): comprendere le differenze e l’impatto sulla rendicontazione ESG

Written by Isa Contador

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I termini impronta di carbonio e carbonio equivalente sono strettamente correlati, il che porta spesso a confusione sia nella rendicontazione sia nel dibattito pubblico. Le conversazioni sulla sostenibilità coinvolgono quasi sempre il cambiamento climatico e i gas a effetto serra. Tuttavia, molti continuano a pensare che il problema si riduca alla sola anidride carbonica (CO₂). In realtà, il riscaldamento globale è causato da una combinazione di emissioni di gas nocivi, tra cui non solo CO₂, ma anche metano, protossido di azoto ed esafluoruro di zolfo (SF₆), considerato uno dei gas serra più potenti. Nel loro insieme, queste emissioni costituiscono l’impronta di carbonio di un’organizzazione. Per rappresentare le emissioni complessive e il loro impatto combinato, si utilizza l’unità di misura del carbonio equivalente (CO₂e).

Nel calcolo delle emissioni, termini come impronta di carbonio e carbonio equivalente compaiono spesso insieme. Ma qual è la differenza e perché è importante nella rendicontazione ESG? Questo articolo analizza le principali differenze tra impronta di carbonio e carbonio equivalente, spiegando perché sono rilevanti e come influenzano le pratiche di rendicontazione della sostenibilità nelle organizzazioni.

Cos’è l’impronta di carbonio?

L’impronta di carbonio di un’organizzazione rappresenta la quantità totale di gas a effetto serra generati dalle sue attività. Sebbene spesso si ponga l’attenzione sulla CO₂ come principale emissione monitorata, la rendicontazione dell’impronta di carbonio include molto più della sola anidride carbonica. La maggior parte delle organizzazioni calcola la propria impronta di carbonio sulla base delle emissioni complessive derivanti da attività come consumo energetico, trasporti e supply chain. Oltre alla CO₂, queste emissioni includono altri gas serra, tra cui:

  • Metano (CH₄), legato all’agricoltura e all’estrazione di combustibili fossili
  • Protossido di azoto (N₂O), associato all’agricoltura e all’industria chimica
  • Gas fluorurati (F-gas), utilizzati nella refrigerazione, nell’aria condizionata e in altri processi industriali

Il Greenhouse Gas (GHG) Protocol suddivide le emissioni in tre principali “scope”, facilitando il monitoraggio e l’individuazione delle aree di riduzione:

  • Scope 1: emissioni dirette da fonti possedute o controllate dall’organizzazione, come impianti e veicoli
  • Scope 2: emissioni indirette derivanti dall’energia acquistata, come elettricità, riscaldamento o raffrescamento
  • Scope 3: emissioni indirette lungo la catena del valore, inclusi smaltimento dei rifiuti, viaggi dei dipendenti e utilizzo dei prodotti venduti

Come si calcola l’impronta di carbonio?

Per calcolare l’impronta di carbonio di un’organizzazione, si utilizza una formula che moltiplica i dati relativi alle attività e ai consumi per i rispettivi fattori di emissione. I risultati vengono poi generalmente espressi in tonnellate di carbonio equivalente (CO₂e).

CO2e = Σ [ Activity_i × EmissionFactor_i ]

Dove:

  • Activityᵢ = attività misurata per la fonte i (es. litri di carburante utilizzati, kWh di elettricità consumati, chilometri percorsi, ecc.)
  • EmissionFactorᵢ = fattore di emissione per la fonte i (es. kg CO₂e per litro, kg CO₂e per kWh, ecc.)
  • Σ = somma di tutte le fonti di emissione considerate (Scope 1, 2 e 3)

Oggi, le organizzazioni utilizzano calcolatori di impronta di carbonio per misurare le emissioni generate. Oltre al calcolo delle emissioni, l’analisi dell’impronta di carbonio consente anche di comprendere meglio i comportamenti e i modelli di consumo, supportando decisioni più informate in ottica di sostenibilità.

Cos’è il carbonio equivalente (CO₂e)?

Il carbonio equivalente (CO₂e) è un’unità standardizzata che esprime l’effetto complessivo sul riscaldamento globale delle diverse emissioni di gas serra, convertendo il loro impatto in una quantità equivalente di CO₂. Questo consente di aggregare dati provenienti da emissioni diverse in un’unica unità di misura, facilitando il confronto tra fonti differenti su base omogenea e semplificando dati ambientali complessi. In questo modo, le organizzazioni possono ottenere una visione più chiara del proprio contributo complessivo al cambiamento climatico.

Come si calcola il carbonio equivalente (CO₂e)?

Nel calcolo del carbonio equivalente (CO₂e), ogni emissione di gas serra viene moltiplicata per il proprio valore di Global Warming Potential (GWP). Il GWP misura quanta energia una tonnellata di un determinato gas è in grado di trattenere nell’atmosfera in un certo periodo di tempo, rispetto a una tonnellata di CO₂. Si tratta di un valore definito scientificamente dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), che lo aggiorna in base a fattori come la capacità di assorbimento energetico, la durata del gas nell’atmosfera e le variazioni nelle concentrazioni di gas serra. Questo processo consente di convertire ogni emissione nell’equivalente quantità di CO₂ che produce lo stesso effetto sul riscaldamento globale.

Ad esempio, il metano ha un GWP compreso tra 28 e 30 su un orizzonte di 100 anni: ciò significa che una tonnellata di metano ha un impatto climatico equivalente a 28–30 tonnellate di CO₂.

I calcolatori di carbonio equivalente aiutano a tradurre misurazioni complesse in valori più comprensibili, facilitando il lavoro dei team ESG e di sostenibilità nella comunicazione di strategie e obiettivi di riduzione delle emissioni.

L’IPCC pubblica regolarmente stime aggiornate del GWP nei propri report di valutazione, utilizzate poi nelle politiche climatiche internazionali e negli inventari delle emissioni nell’ambito di framework come la United Nations Framework Convention on Climate Change (UNFCCC). Questa standardizzazione è fondamentale per la rendicontazione della sostenibilità e per le organizzazioni che devono conformarsi a normative ambientali. Utilizzando il CO₂e come unità, analisti e team ESG possono confrontare e gestire le emissioni in modo più semplice ed efficace.

Impronta di carbonio e carbonio equivalente: qual è la differenza?

Come già spiegato, l’impronta di carbonio rappresenta la misura complessiva delle emissioni di gas serra generate da un individuo, un’organizzazione, un’attività o un prodotto. Tuttavia, poiché i diversi gas serra hanno effetti differenti sul riscaldamento globale, questo valore viene espresso in carbonio equivalente (CO₂e).

Questa sovrapposizione genera spesso confusione. Molte aziende e media utilizzano il termine impronta di carbonio anche quando i risultati sono espressi in CO₂e, alimentando l’idea errata che si riferisca solo alla CO₂, quando in realtà include un insieme più ampio di gas convertiti in un’unità comune.

La distinzione tecnica tra i due concetti è la seguente:

  • Impronta di carbonio: il metodo di calcolo che definisce quali attività vengono incluse e come vengono raccolti i dati
  • Carbonio equivalente: l’unità di misura che aggrega tutti i gas serra, standardizzata per consentire confronti più accurati

Ad esempio, un brand di abbigliamento può calcolare la propria impronta di carbonio monitorando attività come produzione, trasporto, vendita e fine vita dei prodotti. Questo include emissioni legate all’approvvigionamento delle materie prime, ai processi produttivi, alla logistica e alle operazioni dei punti vendita, che vengono poi espresse in carbonio equivalente (CO₂e) in base al loro Global Warming Potential (GWP).

Mentre l’impronta di carbonio identifica le emissioni e le attività che le generano, il carbonio equivalente ne definisce il valore, esprimendo tutti i gas in un’unità coerente per rappresentare l’impatto ambientale complessivo.

Senza questa distinzione, le organizzazioni rischiano di sottostimare le proprie emissioni totali e, nel tempo, di generare incomprensioni con stakeholder, regolatori e investitori.

Qual è l’impatto della CO₂ e del CO₂e sulla rendicontazione ESG? 

La CO₂ e la sua misura estesa, il carbonio equivalente (CO₂e), svolgono un ruolo fondamentale nella rendicontazione ESG, offrendo una visione completa delle emissioni di gas serra di un’organizzazione. Misurare e rendicontare correttamente queste emissioni consente alle aziende di fornire informative trasparenti, accurate e comparabili, in linea con i requisiti normativi e le aspettative degli stakeholder.

Informative accurate e trasparenti

L’utilizzo del CO₂e nella rendicontazione di sostenibilità o ESG permette di garantire informative accurate e trasparenti, grazie a una misura standardizzata e quantificabile delle emissioni di gas serra. La conversione della CO₂ e di altri gas, come metano e protossido di azoto, consente alle organizzazioni di rappresentare in modo coerente il proprio impatto climatico complessivo. Le informative basate sul CO₂e aiutano inoltre a identificare il contributo relativo dei diversi gas all’impronta di carbonio, supportando strategie e decisioni più informate.

Conformità ai framework internazionali

A seconda della giurisdizione in cui opera l’organizzazione, l’utilizzo del CO₂e consente di mantenere la rendicontazione allineata ai principali framework internazionali, come il GHG Protocol e la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) dell’UE, aggregando l’impatto climatico dei diversi gas in un’unica unità standardizzata.

Ad esempio, le organizzazioni soggette alla CSRD sono tenute a rendicontare l’intero inventario delle emissioni di gas serra in CO₂e, e non solo la CO₂. Questo evita l’esclusione di fonti di emissione rilevanti e riduce il rischio di report incompleti o fuorvianti. Allo stesso modo, il mancato rispetto di questo requisito può essere considerato una divulgazione incompleta.

Coinvolgimento degli stakeholder

Oltre alla compliance, la rendicontazione del carbonio equivalente (CO₂e) influenza il modo in cui investitori, clienti e regolatori valutano le aziende.

Ad esempio, le istituzioni finanziarie possono analizzare i portafogli sulla base delle emissioni finanziate, che richiedono il calcolo del CO₂e su diverse attività finanziarie. Nel settore manifatturiero, il monitoraggio del CO₂e evidenzia scelte sui materiali e intensità energetica, consentendo alle organizzazioni di definire roadmap di decarbonizzazione credibili. Le aziende di servizi, invece, si basano su una rendicontazione accurata delle emissioni Scope 3 in CO₂e per includere attività spesso trascurate, come viaggi aziendali, beni acquistati o infrastrutture digitali.

Comparabilità tra settori

Le informative standardizzate in CO₂e migliorano anche la comparabilità tra settori. Un’azienda energetica e un brand di beni di consumo possono convertire metano, refrigeranti o altri gas in un’unica unità comune (CO₂e), facilitando il benchmarking. Questa coerenza riduce il rischio di pratiche come il greenwashing, rafforzando al contempo la fiducia degli stakeholder e la credibilità dei piani di transizione a lungo termine.

Le Best Practice nella rendicontazione dell’impronta di carbonio

Per garantire credibilità, coerenza e utilità nella contabilizzazione delle emissioni, le organizzazioni dovrebbero seguire una serie di best practice consolidate, basate sui principali standard internazionali.

  1. Adottare uno standard di contabilizzazione riconosciuto

Utilizza framework come il GHG Protocol Corporate Standard come riferimento principale. Questo stabilisce norme globali per la quantificazione e la rendicontazione delle emissioni di gas serra in tutti gli scope. Allinearsi a questi standard garantisce una metodologia solida e comparabile.

  1. Definire chiaramente confini e anno base

Prima di avviare la misurazione, è fondamentale definire i confini organizzativi e operativi, nonché selezionare un anno base rispetto al quale confrontare le emissioni future. L’EPA statunitense raccomanda di partire da questi elementi per costruire un inventario coerente nel tempo. Nell’UE, invece, si seguono le linee guida del GHG Protocol Corporate Standard, con la prassi comune di allinearsi al Protocollo di Kyoto e utilizzare il 1990 come anno base.

  1. Utilizzare database affidabili per i fattori di emissione

I fattori di emissione consentono di convertire i dati di attività in CO₂e. È importante utilizzare fonti validate, come l’Emissions Factor Database dell’IPCC o i database raccomandati dagli strumenti di calcolo del GHG Protocol, come l’Iron and Steel tool, che offre diverse metodologie per il calcolo delle emissioni di CO₂.

Ad esempio, un’azienda mineraria operante nell’UE può raccogliere dati di attività come volumi di estrazione, consumo di carburante e utilizzo di elettricità, convertendoli in carbonio equivalente (CO₂e) utilizzando fattori di emissione dell’IPCC e strumenti specifici di settore. Esistono inoltre calcolatori di carbonio che permettono di automatizzare il processo di calcolo delle emissioni, garantendo report ESG trasparenti e conformi alla CSRD e al GHG Protocol.

  1. Garantire la trasparenza dei dati e documentare le ipotesi

Nel processo di stima delle emissioni, è possibile che alcuni dati siano mancanti o incompleti. È quindi essenziale documentare tutte le ipotesi, i metodi di stima e le eventuali lacune nei dati. Le organizzazioni dovrebbero inoltre prevedere audit interni periodici per verificare e validare i report ESG, assicurando accuratezza, completezza e conformità agli standard applicabili. La trasparenza rafforza la fiducia degli stakeholder e prepara l’organizzazione a eventuali verifiche o audit da parte di terzi.

  1. Dare priorità e integrare progressivamente le emissioni Scope 3

Per molte organizzazioni, lo Scope 3 rappresenta la quota più significativa delle emissioni totali ed è anche la più complessa da misurare. Le linee guida del GHG Protocol Scope 3 aiutano a valutare categorie come il trasporto a monte o l’utilizzo dei prodotti, consentendo di migliorare progressivamente la qualità dei dati nel tempo.

  1. Applicare controlli di qualità e analisi delle incertezze

Integra controlli e fasi di revisione nel processo, come verifiche di coerenza (reasonableness checks) o analisi delle variazioni, per evitare valori non realistici. In presenza di incertezze, è importante quantificarle o riportare intervalli di confidenza per garantire accountability.

  1. Integrare le metriche sulle emissioni nei processi decisionali

Utilizza gli insight ottenuti dalla rendicontazione per orientare le decisioni aziendali, ad esempio in ambito procurement, investimenti, progettazione dei prodotti o efficienza operativa. Ad esempio, è possibile definire strategie per selezionare materiali o fornitori energetici a minore intensità di carbonio quando i livelli di emissione risultano elevati.

DOMANDE FREQUENTI
  1. La CO₂, l’impronta di carbonio e il CO₂e sono la stessa cosa?

    No. La CO₂ (anidride carbonica) è uno dei principali gas a effetto serra, prodotto soprattutto dalla combustione di combustibili fossili e dall’uso del suolo. L’impronta di carbonio misura l’insieme totale delle emissioni di gas serra, non limitandosi alla CO₂, ed è espressa in carbonio equivalente (CO₂e). Il CO₂e, invece, è l’unità standardizzata utilizzata per confrontare l’impatto climatico dei diversi gas serra sulla base del loro GWP.

  2. Quale gas ha il più alto Global Warming Potential (GWP)?

    L’esafluoruro di zolfo (SF₆) ha il GWP più elevato conosciuto, pari a circa 23.500 volte quello della CO₂ su un orizzonte di 100 anni.

  3. Come posso ridurre il mio CO₂e?

    Ridurre il consumo energetico e adottare misure di efficienza è fondamentale per diminuire le emissioni di carbonio equivalente (CO₂e). Anche la transizione verso fonti di energia rinnovabile può ridurre significativamente l’uso di combustibili fossili. Oltre all’energia, è importante adottare pratiche più sostenibili, come selezionare fornitori con una minore impronta di carbonio, aumentare il riciclo e investire in progetti di compensazione delle emissioni.

  4. Come posso calcolare la mia impronta di carbonio e il CO₂e?

    A seconda del contesto geografico e del settore, è necessario utilizzare fattori di emissione specifici per convertire i dati di attività in emissioni di gas serra. Tutte le emissioni possono poi essere convertite in carbonio equivalente (CO₂e) utilizzando il loro GWP. Oggi molte organizzazioni utilizzano calcolatori digitali per l’impronta di carbonio, oltre a piattaforme specializzate di carbon accounting. In alcuni casi, è utile anche il supporto di esperti ESG per gestire valutazioni più complesse.

Come Presgo supporta una rendicontazione ESG accurata

Il processo di rendicontazione delle emissioni richiede un elevato livello di precisione e dati affidabili. Il software di reporting di Presgo, insieme al suo Calcolatore di Carbonio, semplifica questo processo convertendo automaticamente i dati di attività in valori di carbonio equivalente (CO₂e) e mostrando in modo trasparente come vengono calcolate le emissioni. Questo consente alle organizzazioni di monitorare, rendicontare e agire sui dati delle emissioni con maggiore sicurezza e affidabilità.

Il Carbon Calculator automatizzato di Presgo è progettato per soddisfare gli standard internazionali di rendicontazione, includendo il calcolo automatico degli Scope 1, 2 e 3. Consente inoltre una gestione flessibile dei fattori di emissione secondo framework riconosciuti come GHG Protocol, IPCC, US EPA, UK Defra e IGES, e può essere configurato per adattarsi a fattori di emissione specifici a livello regionale, settoriale e globale.

Il Carbon Calculator di Presgo è progettato per soddisfare gli standard internazionali di rendicontazione, con calcoli automatizzati per gli Scope 1, 2 e 3. Consente inoltre una gestione flessibile dei fattori di emissione, in linea con framework riconosciuti come GHG Protocol, IPCC, US EPA, UK Defra e IGES, adattandosi a requisiti regionali, settoriali e globali.

Allineandosi agli standard di rendicontazione, Presgo supporta la conformità normativa e aiuta i team ESG a definire obiettivi di riduzione realistici e misurabili.

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